Giorgia Meloni si dice tranquilla. Ma sulla nuova legge elettorale il governo arriva all'ultimo miglio con una tensione politica altissima che, di fatto, si intreccia con la scadenza per maturare la pensione per 184 deputati e 81 senatori.

La Camera si riunisce alle 12:30 per il voto finale, che sarà a scrutinio segreto. Un passaggio delicatissimo: le opposizioni lo definiscono uno schiaffo al Parlamento e chiedono il voto manuale per evitare qualsiasi controllo sui deputati di maggioranza.

Ieri sera il governo ha incassato la terza fiducia sull’articolo 3, che modifica l’assetto territoriale dei collegi di Merano, Bressanone e Bolzano, garantendo una rappresentanza proporzionata ai territori. Approvato anche l’articolo 8, che estende il voto fuorisede ai caregiver.

Nelle dichiarazioni di voto, Giuseppe Conte ha attaccato frontalmente la premier: "Meloni ti manderemo a casa". Duro Angelo Bonelli, che definisce la legge "assolutamente incostituzionale". Matteo Richetti di Azione avverte: "Rischiamo di avere un Parlamento senza donne".

Il voto segreto di oggi scioglierà il nodo politico. Ma fuori da Montecitorio il calendario pesa anche su un altro fronte: la riforma pensionistica per i parlamentari.

Per i nuovi parlamentari, quelli eletti per la prima volta nel 2023, scatta la possibilità di maturare un assegno di circa mille euro netti al mese a 65 anni. Per chi è già stato parlamentare prima del 2013, bastano quattro anni, sei mesi e un giorno per arrivare alla pensione con 60 anni di età.

La scadenza del 14 aprile 2027 riguarda 184 deputati e 81 senatori. Dopo quella data, teoricamente, il governo potrebbe avere più margine politico per valutare un eventuale ritorno alle urne senza incidere sui diritti acquisiti dei parlamentari.

Il sistema pensionistico parlamentare, ricordiamo, è stato modificato dal decreto Salva-Italia del governo Monti nel 2012. Da allora i nuovi parlamentari versano contributi e ricevono pensioni calcolate con il metodo contributivo, come previsto dalla legge Fornero.

Oggi, però, la partita è tutta sullo Stabilicum. E il voto segreto delle 12:30 potrebbe diventare non solo l’ultimo atto della riforma elettorale, ma anche la cartina di tornasole della tenuta parlamentare del governo Meloni.

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