La Corte Costituzionale sarà chiamata a decidere sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Procura di Roma nei confronti del Senato della Repubblica in merito al procedimento per diffamazione a carico di Daniela Santanché. Lo ha stabilito la giudice monocratica Emilia Conforti, che ha sospeso il processo e trasmesso gli atti alla Consulta.

La vicenda riguarda le dichiarazioni rese dall'ex ministra del Turismo durante un'informativa al Parlamento, nelle quali aveva definito Giuseppe Zeno, azionista di minoranza di Visibilia Editore Spa, "una sorta di finanziere che è partito molti anni addietro da Torre del Greco, si è trasferito prima a Londra, poi in Svizzera e successivamente a Montecarlo e ora risiede alle Bahamas".

Nel corso dell'udienza del 5 luglio, la giudice ha ritenuto che la condotta contestata fosse "estranea" alle tutele previste dall'articolo 68 della Costituzione, affermando che "non spettava al Senato" dichiararne l'insindacabilità. Di conseguenza, il procedimento resta sospeso in attesa della decisione della Consulta.

La decisione si inserisce nel conflitto aperto tra Procura e Senato. Palazzo Madama aveva infatti riconosciuto l'insindacabilità delle affermazioni dell'allora ministra, negando l'autorizzazione a procedere. La difesa di Santanché aveva quindi chiesto che il giudice dichiarasse il non luogo a procedere in conseguenza del diniego parlamentare.

La vicenda giudiziaria riguarda un passaggio specifico dell'informativa al Parlamento, nel quale Santanché aveva aggiunto: "In ogni caso, fa riferimento a inverosimili e oscure mie manovre solo dopo, lo vorrei dire chiaro, aver inutilmente tentato di costringermi ad accordi per me inaccettabili. Questo, però, è un tema a parte su cui purtroppo non posso aggiungere altro, perché sarà oggetto di apposita inchiesta giudiziaria che chiarirà, anche grazie a registrazioni vocali, le finalità che hanno ispirato chi ha attivato tutto ciò".

Il procedimento è ora formalmente sospeso e la parola passa alla Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

Nel capo d'imputazione, la Procura contesta anche l'aggravante dell'utilizzo del canale ufficiale YouTube del Senato per la diffusione delle dichiarazioni.

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