Solo un terzo delle misure finanziate dall’Unione europea per rafforzare le pubbliche amministrazioni nazionali ha prodotto risultati significativi. È quanto emerge da un rapporto della Corte dei conti europea, pubblicato il 20 ottobre 2026, secondo cui il fondo da 49,1 miliardi di euro destinato alla ripresa dalla pandemia ha avuto un impatto limitato.

Secondo il rapporto, circa il 36% degli interventi finanziati ha prodotto risultati tangibili. Il fondo, che rappresenta l’8,5% della dotazione totale del dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf), il meccanismo post-Covid che finanzia i piani nazionali, aveva l’obiettivo di rafforzare le amministrazioni pubbliche nei settori della trasformazione digitale, dei servizi di e-government, degli appalti pubblici e della concorrenza.

La Corte sottolinea che le misure non sono state sufficienti a rafforzare in modo significativo la capacità delle amministrazioni pubbliche negli Stati membri. La funzionaria Ivana Maletić ha dichiarato, secondo quanto riportato da Reuters: “L’opportunità di affrontare sfide strutturali di lunga data è stata in gran parte persa”.

Tra le criticità evidenziate nel rapporto, nessuna delle raccomandazioni rivolte agli Stati membri nel 2019 e 2020 è stata attuata integralmente, mentre solo il 43% delle misure disponeva di indicatori di risultato adeguati. Inoltre, solo il 14% delle raccomandazioni relative al coordinamento tra autorità nazionali e regionali è stato affrontato in larga misura.

Nel caso specifico del Pnrr italiano, il rapporto cita due misure ritenute non pertinenti o non formalmente associate alla raccomandazione: l’aggiudicazione delle concessioni portuali e un intervento per accelerare la politica di coesione. Nonostante ciò, il piano italiano prevede investimenti significativi, pari a circa 9 miliardi di euro, nel settore della pubblica amministrazione.

La verifica dettagliata sull’attuazione delle misure ha riguardato Repubblica Ceca, Germania, Grecia e Spagna, mentre l’Italia non è stata inclusa tra i Paesi esaminati. La Corte evidenzia infine criticità nel monitoraggio e nella valutazione dei risultati, sottolineando la difficoltà di dimostrare l’efficacia degli investimenti.

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