Il tema del riscatto della laurea torna in primo piano grazie a un articolo pubblicato il 12 ottobre 2026 sul supplemento L’Economia del Corriere della Sera, firmato da Andrea Carbone, che analizza i benefici e i rischi di questa opzione previdenziale. L’analisi parte da un dato significativo: nel 2025 si sono laureati 426.519 studenti, con una media di 1.169 laureati al giorno, di cui il 57,8% sono donne. L’attenzione si concentra sull’età pensionabile, destinata a spostarsi a 67 anni e 3 mesi, e sulla possibilità di trasformare gli anni di studio universitario in contributi previdenziali per anticipare la pensione. Tuttavia, l’articolo evidenzia come il riscatto non garantisca automaticamente un anticipo nella pensione e, in alcuni casi, possa essere controproducente.


Anche il Giornale ha ripreso e approfondito l’analisi, sottolineando come il riscatto della laurea, un tempo considerato un valido strumento per anticipare la pensione, oggi presenti insidie complesse. Le regole sono cambiate nel tempo e non esiste più un’unica formula valida per tutti: ogni caso deve essere valutato individualmente. Le simulazioni riportate da Smileconomy mostrano come il riscatto possa risultare vantaggioso per alcuni e svantaggioso per altri, con costi che possono arrivare fino a 31.000 euro. In alcuni scenari, il riscatto anticipato non riduce i tempi di pensionamento come atteso.


Particolare attenzione va a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e ha studiato prima di questa data: il riscatto può retrodatare l’anzianità contributiva, facendo perdere vantaggi come l’aspettativa di vita e il calcolo dell’assegno. Il Giornale conclude che, prima di procedere, è fondamentale avere piena consapevolezza delle implicazioni economiche e previdenziali, poiché gli anni trascorsi all’università non si trasformano sempre automaticamente in uno sconto temporale sull’età di pensionamento.

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