Sulle colonne de Il Messaggero, il 19 ottobre 2026, è stata pubblicata un'intervista all’ambasciatore Luigi Mattiolo, Presidente di Villa Vigoni, Centro italo-tedesco per il dialogo europeo. In precedenza, Mattiolo ha ricoperto i ruoli di Primo Consigliere alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Onu, ambasciatore a Tel Aviv, Ankara, Berlino e Consigliere Diplomatico del governo del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.
Secondo Mattiolo, l’Europa è attualmente colpita da tre fattori esogeni: l’atteggiamento dell’amministrazione americana riguardo alla difesa euro-atlantica e ai tentativi di accordo sull’Ucraina con la Russia, la minaccia russa come fattore di destabilizzazione in Europa e il comportamento della Cina sulle catene di valore di materiali critici, che influisce negativamente sull’industria e sulla capacità manifatturiera europea. L’ambasciatore sottolinea anche il contesto sociale, con manifestazioni in molti paesi europei che coinvolgono studenti, famiglie e lavoratori di vari settori, causate dal caro energia, dalla globalizzazione e dal disagio sociale, con il rischio di violenza come forma di destabilizzazione delle democrazie occidentali.
Di seguito l'intervista integrale:
Luigi Di Maio, insieme a diversi analisti, ha definito i fattori esogeni che stanno colpendo l'Europa una tempesta perfetta. Concorda con questa definizione? E chi sta soffiando sul fuoco, se qualcuno?
«Siamo in una fase in cui ci sono tre fattori esogeni che colpiscono in pieno l’Europa. Il primo è l’atteggiamento dell’amministrazione americana, che ha voluto modificare il comportamento degli alleati riguardo la difesa euro-atlantica e ha tentato di accordarsi con la Russia per risolvere la crisi ucraina. Il secondo è la minaccia russa, che esercita un fattore di destabilizzazione in Europa, come si è visto in Ucraina con il colpo alle infrastrutture energetiche. Il terzo è la Cina, che agisce sulle catene di valore di materiali critici, danneggiando l’industria e la capacità manifatturiera europea. Sul piano sociale, nelle strade di molti paesi europei, dalla Spagna all’Italia, dalla Francia alla Germania, si assiste a manifestazioni di protesta. Studenti, famiglie, genitori di studenti e lavoratori di vari settori sono scesi in piazza per diversi motivi, dal caro energia alla globalizzazione, fino al disagio sociale causato dal rincaro delle materie prime e dalla guerra. In alcuni casi, come in Italia, le proteste sono scivolate in episodi di violenza. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Concordo con questa definizione di tempesta perfetta. Il rischio è che la violenza diventi una forma di destabilizzazione delle democrazie occidentali».
Secondo Lei la minaccia russa è sopravvalutata o è un fattore profondo di destabilizzazione dell'Europa?
«La minaccia russa è sicuramente un fattore profondo di destabilizzazione in Europa. Come ha ricordato Zelensky nel suo intervento al Consiglio europeo, dopo il vertice Nato di Vilnius, il supporto strategico americano si è indebolito. È un dato di fatto che preoccupa. Gli Stati Uniti hanno tentato di accordarsi con la Russia per giungere a una soluzione della crisi ucraina, ma questo ha portato a un indebolimento del fronte occidentale».
La Cina sta davvero minando il ruolo dell'Europa come potenza industriale e manifatturiera?
«La Cina continua ad agire abbastanza spudoratamente sulle catene di valore di materiali critici, colpendo il tessuto produttivo europeo. Questo comportamento incide negativamente sull’industria e sulla capacità manifatturiera dell’Europa, con conseguenze dirette sull’economia e sull’occupazione. È un fattore che non va sottovalutato».