La legge di bilancio 2027 vale 23,5 miliardi di euro, ma il governo può spenderne liberamente solo una parte molto più piccola. È quanto emerge dal Documento Programmatico di Bilancio (DPB) che il governo ha approvato il 14 ottobre e inviato alla Commissione europea, riporta ilpost.it.
Il DPB è il documento che anticipa la legge di bilancio vera e propria e serve a Bruxelles per valutare se l’andamento dei conti italiani rispetta i vincoli europei. La misura ha un valore complessivo di 23,5 miliardi di euro, ma ben 14,4 miliardi sono vincolati in investimenti e non possono essere usati per misure ordinarie. Questo significa che la parte realmente spendibile per le politiche del governo è di circa 9,1 miliardi di euro.
Il governo di Giorgia Meloni ha quindi meno fondi del previsto e sta cercando di negoziare con la Commissione europea per svincolare parte di quei 14,4 miliardi. In particolare, chiede di poter usare la “clausola di salvaguardia nazionale”, chiamata NEC, che permette di indebitarsi fino all’1,5% del PIL per finanziare misure strutturali in energia e difesa nel periodo 2025-2028.
Per il 2027 e 2028 il governo ha chiesto 28,8 miliardi di euro, divisi equamente tra energia e difesa. L’obiettivo è usare questi fondi per misure che rispondano alle richieste dell’elettorato, come ridurre il costo delle bollette e tagliare le accise sui carburanti. Tuttavia, la Commissione europea non ha ancora risposto e non è previsto che lo faccia prima delle prossime settimane.
Nel DPB il governo stesso ammette che la lista degli interventi non è definitiva, perché dipende dalle decisioni di Bruxelles e dalla possibilità di spendere i fondi vincolati. Questa è l’ultima legge di bilancio prima delle elezioni politiche del 2027 e sarà quindi centrale per definire le politiche economiche del governo Meloni nell’ultimo anno di legislatura.
Il DPB è stato presentato alla Camera dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti il 13 ottobre, in un’audizione congiunta delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. La situazione mostra come, al di là delle cifre complessive, il margine di manovra reale del governo sia molto più ristretto e dipenda in larga parte dalle decisioni della Commissione europea.