Un’intera macchina dei soccorsi mobilitata per ore, con tecnici del Soccorso Alpino, unità cinofile, Vigili del Fuoco e persino l’elisoccorso Pegaso impegnati nelle ricerche. Ma il disperso non c’era. Il cercatore di funghi era a casa e stava bene.

È quanto accaduto nei boschi di Cerreta San Nicola, nel comune di Seravezza, in Alta Versilia, dove una segnalazione aveva fatto scattare un’imponente operazione di ricerca. A raccontare la vicenda è La Nazione, che riporta anche il duro sfogo del Soccorso Alpino.

Secondo quanto ricostruito, la mattina di mercoledì alcuni cercatori di funghi avevano trovato una gerla abbandonata lungo il sentiero. All’interno c’erano funghi raccolti, due magliette sudate e una borraccia d’acqua piena a metà. Elementi che avevano fatto pensare a un possibile malore o a una scomparsa improvvisa.

Dopo la segnalazione, la macchina dei soccorsi si è messa in moto. Sono intervenuti i tecnici del Soccorso Alpino della Stazione di Querceta con le unità cinofile, i Vigili del Fuoco e la squadra Sast di Massa. Sul posto anche l’elisoccorso Pegaso e i droni.

Il comandante della polizia municipale di Seravezza, Mauro Goduto, esperto alpinista e profondo conoscitore della zona, ha coordinato le operazioni: è stato prima attivato il protocollo di ricerca e poi, una volta chiarito che non si trattava di una scomparsa, è stato possibile risalire al proprietario della gerla.

Alla fine, la scoperta: il cercatore di funghi era tornato a casa. Nessuna emergenza, nessun disperso. Una vicenda conclusa con un lieto fine, ma che ha sollevato una questione più ampia sulle responsabilità di chi frequenta la montagna.

A sottolinearlo è stato il Soccorso Alpino, che ha pubblicato un post dai toni piuttosto netti: “Se lasciate indizi che fanno pensare a una scomparsa e non avvisate...”

Il messaggio richiama proprio al peso che un comportamento apparentemente innocuo può avere sull’intero sistema dei soccorsi: decine di persone impegnate per ore, risorse impiegate e una mobilitazione che avrebbe potuto essere evitata con una semplice comunicazione.

Il caso di Cerreta San Nicola si è quindi chiuso senza conseguenze. Nessun disperso, nessun ferito, ma una riflessione inevitabile sui costi e sui rischi che un intervento di questo tipo comporta. E soprattutto sul valore della responsabilità individuale quando si entra in un ambiente che, anche se familiare, resta pur sempre la montagna.

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