Il Mare Adriatico sta assumendo un ruolo sempre più strategico per l’Europa, diventando una delle principali alternative alle rotte settentrionali e rafforzando la posizione dell’Italia nel sistema logistico del continente. È quanto emerge dal rapporto “The New Centrality of the Adriatic Sea and Napa in the Age of Fragmentation”, pubblicato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi).
Secondo lo studio, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, le tensioni sulle grandi rotte marittime e la competizione commerciale tra Stati Uniti e Cina stanno modificando il valore strategico di porti e corridoi logistici. In questo contesto, il sistema dell’Alto Adriatico e i porti della North Adriatic Ports Association (Napa) — Ravenna, Trieste-Monfalcone, Venezia-Chioggia, Capodistria e Fiume — stanno acquisendo una centralità nuova.
Il rapporto, firmato da Roberto Italia, Giovanni Maria Della Gatta e Matteo Villa, analizza come i cambiamenti negli equilibri internazionali possano trasformarsi in un’opportunità per il sistema portuale dell’Alto Adriatico. Un passaggio chiave riguarda il traffico proveniente dall’Asia orientale: una nave in arrivo da Busan, in Corea del Sud, può raggiungere il Nord Adriatico attraverso Suez percorrendo circa 2.000 miglia nautiche in meno rispetto a una destinazione nell’Europa settentrionale, con un risparmio teorico di circa cinque giorni.
Ma il tema non è solo economico. Il rapporto sottolinea come le infrastrutture marittime siano entrate a pieno titolo nelle questioni di sicurezza nazionale ed europea. Le crisi nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz hanno mostrato quanto siano vulnerabili le catene di approvvigionamento globali, mentre la guerra in Ucraina ha trasformato il Mar Nero in uno spazio di confronto militare permanente. In questo scenario, scrive Ispi, la domanda diventa inevitabile: “Quanto può contribuire questa regione alla resilienza strategica dell’Unione europea?”
La risposta, secondo il rapporto, è chiara: l’Adriatico non è più solo un mare interno, ma un’infrastruttura strategica per l’intero continente. E i porti italiani, al centro di questa nuova geografia, possono diventare uno dei principali punti di accesso dell’Europa ai mercati globali.