Secondo un'analisi pubblicata dal Financial Times e firmata da Antonio Teti, la guerra ibrida russa sarebbe entrata in una nuova fase, incentrata non soltanto su sabotaggi e operazioni cyber, ma su attacchi mirati contro dirigenti dell'industria militare europea coinvolti nella produzione di armamenti destinati all'Ucraina.

L'articolo sostiene che Mosca avrebbe ampliato il proprio arsenale operativo includendo l'eliminazione fisica di amministratori delegati, dirigenti e responsabili della produzione delle aziende che forniscono sistemi d'arma a Kiev. L'obiettivo sarebbe colpire la sicurezza personale e la stabilità psicologica di chi sostiene direttamente lo sforzo bellico ucraino.

Secondo cinque servizi di intelligence europei, citati nel report, la Russia avrebbe intensificato le attività clandestine sul territorio dell'Unione e della NATO. In questo contesto, il GRU, l'intelligence militare russa, starebbe svolgendo un ruolo centrale nelle operazioni speciali, adattando le proprie modalità operative alle condizioni imposte dal conflitto e dall'aumento delle misure di sicurezza nei Paesi occidentali.

L'analisi evidenzia come l'intimidazione e l'eliminazione di figure chiave possano rallentare programmi industriali, alterare investimenti e introdurre un clima di paura nelle strutture produttive. Si tratterebbe, secondo l'autore, di una forma di coercizione strategica, in cui la minaccia individuale diventa strumento di condizionamento collettivo.

Nel testo si sottolinea inoltre l'adattamento delle reti operative russe, che avrebbero fatto ricorso a intermediari e reti criminali per aggirare i controlli e ridurre l'esposizione diretta degli apparati statali.

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