Nonostante il decreto-legge approvato dal Governo, le proteste dei lavoratori dell'ex Ilva non si sono fermate. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, circa 1000 lavoratori hanno presidiato i cancelli dello stabilimento di Taranto, con altri in arrivo da Bari. La protesta è una continuazione delle manifestazioni avvenute nei giorni precedenti, con tre giorni e tre notti di mobilitazione all'esterno del sito siderurgico. I lavoratori chiedono chiarezza sul futuro dello stabilimento e sulla sentenza della Corte d'Appello di Milano che ha ordinato la sospensione dell'area a caldo entro 90 giorni, con scadenza il 20 ottobre.

Per la giornata del 15 ottobre è fissata un'assemblea alle 8.00 vicino alla rotatoria della Statale Appia, organizzata con Fim, Fiom, Uilm e Usb. L'assemblea è stata convocata per aggiornare i lavoratori sull'incontro in Regione Puglia e sulla convocazione a Palazzo Chigi prevista per il 27 ottobre. Durante l'assemblea si deciderà anche se rimuovere o mantenere i blocchi stradali, inclusi quelli verso la raffineria Eni, che hanno avuto pesanti ripercussioni sul rifornimento di carburante in Puglia.

I commissari straordinari di Acciaierie d'Italia hanno dichiarato che gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure non chiudono e continuano a produrre, sottolineando che il piano di intervento è finalizzato a contenere gli effetti della contrazione produttiva, salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare l'indotto. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che sono arrivate manifestazioni di interesse da parte di diversi gruppi, sia per l'intero complesso produttivo sia per singoli stabilimenti, con una scadenza per le proposte vincolanti fissata al 9 novembre.

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