La composizione del nuovo Consiglio superiore della magistratura è più definita dopo le elezioni del 29 ottobre 2026. Cinque seggi su sette sono andati all’area progressista e agli indipendenti sostenuti da Magistratura democratica, confermando un orientamento già emerso nel primo turno. Giovanni Battista Nardecchia è stato il più votato con 1.759 preferenze: sostituto procuratore generale in Cassazione, 62 anni, è stato vicino al Movimento per la Giustizia e ha maturato una lunga esperienza nelle materie del diritto d’impresa, della crisi aziendale e delle procedure concorsuali. Autore di pubblicazioni giuridiche e membro del comitato scientifico della rivista Diritto della crisi, ha affiancato all’attività giudiziaria un’intensa produzione scientifica. La sua candidatura era stata promossa dalla rete Autogoverno diffuso e sostenuta da Magistratura democratica.

A poca distanza, con 1.710 voti, si è classificata Egle Pilla, magistrata dal luglio 1994, con una carriera sviluppata principalmente nelle funzioni giudicanti in ambito penale. Già consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie, dal febbraio 2022 è consigliera della Corte di Cassazione presso la Quinta sezione penale. La sua candidatura era sostenuta da Area Democratica per la Giustizia.

Gli altri eletti sono Stefano Buccini (Magistratura indipendente) con 941 voti, Eugenio Albamonte (Area) con 926, Roberta Amadeo (Autogoverno diffuso) con 902, Giuliano Caputo (Unicost) con 972 e Gianluca De Leo (Area) con 900. Il bilancio complessivo vede così tre seggi ad Area, due ad Autogoverno diffuso e Magistratura democratica, uno a Magistratura indipendente e uno a Unicost.

Resta fuori Salvatore Casciaro, candidato di Magistratura indipendente. Il Parlamento non ha ancora trovato un’intesa sui dieci componenti laici del Csm, ma il significato del voto è già chiaro: la magistratura associata ha premiato soprattutto candidati con un profilo fortemente tecnico.

Fonti