La mancata nomina di Luigi Carbone a presidente aggiunto del Consiglio di Stato approda in Procura. Secondo quanto riferito da Domani, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulle presunte pressioni politiche che avrebbero portato allo stop della sua nomina. Carbone, attuale presidente della IV Sezione di Palazzo Spada, è stato ascoltato come testimone nell’ambito delle indagini.
La vicenda riguarda la successione al presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, che andrà in pensione l’anno prossimo. Il presidente aggiunto è a sua volta il candidato naturale alla successione del vertice del Consiglio di Stato.
Come ricostruito da Il Fatto Quotidiano, la designazione s’era trasformata in una partita contendibile già il 7 aprile, quando la commissione competente aveva votato tre a due a favore di Carbone. Tuttavia, la sua candidatura venne poi respinta dal plenum il 15 aprile, attraverso un voto segreto: dal voto segreto emergono sette voti favorevoli, sei contrari e due astenuti – che valgono come contrari – determinando di fatto il ritorno della pratica in commissione. Carbone ha impugnato la decisione davanti al Tar del Lazio.
Nel frattempo, il 10 giugno, il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha modificato il regolamento sulle modalità di voto per le nomine, introducendo lo scrutinio palese come regola generale, con la possibilità di ricorrere al voto segreto su richiesta di almeno quattro componenti. La modifica è arrivata dopo le proteste seguite alla bocciatura di Carbone.