Il tema del condono edilizio è tornato in primo piano nel dibattito politico e mediatico italiano, anche in vista della legge di Bilancio 2027, alimentando curiosità e ricerche online sul funzionamento concreto della sanatoria per gli immobili abusivi. Un punto centrale riguarda il ruolo della Soprintendenza: il suo parere è obbligatorio quando il condono riguarda un fabbricato situato in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
Secondo la legge n. 47/1985, il primo condono edilizio introdotto in Italia, se l’abuso si trova in un’area vincolata, è necessario acquisire il parere dell’autorità preposta alla tutela del vincolo, cioè la Soprintendenza. Senza questo parere, il Comune non può rilasciare la sanatoria. Il parere paesaggistico non è una mera formalità: se è negativo, impedisce al Comune di concedere il condono, come ha spiegato Matteo Peppucci su Trend-online. La giurisprudenza ha chiarito che il parere della Soprintendenza ha natura e funzioni identiche all’autorizzazione paesaggistica.
Non è possibile aggirare il problema con l’accertamento di conformità. Quest’ultimo serve per regolarizzare abusi formali, ma non può sanare opere realizzate abusivamente in aree vincolate dopo il vincolo o in contrasto con la normativa urbanistica vigente.
Un caso esemplare riguarda la regolarizzazione di due tettoie e un magazzino realizzati vicino alle tombe di San Callisto, in un’area di elevato valore storico e culturale. La Soprintendenza ha espresso parere negativo, ritenendo che le opere compromettessero la percezione del contesto monumentale. Di conseguenza, il Comune non ha concesso il condono e il TAR Lazio ha confermato la legittimità dell’esito negativo con la sentenza n. 14712/2026.
Nel caso della sentenza del TAR Veneto n. 397/2026, riguardante un deposito-tettoia condonato nel 2000, il condono è stato ritenuto illegittimo ma, dopo 25 anni, non può più essere considerato inefficace. Il Comune aveva condonato l’opera senza il parere paesaggistico, poi ne aveva ordinato il ripristino perché erano state apportate modifiche non conformi. Il giudice ha stabilito che l’assenza del parere paesaggistico rendeva il condono illegittimo, non inefficace, e ha ordinato al Comune di riesaminare le istanze.
Il tema assume particolare rilevanza oggi perché, come ha riportato Umberto Mancini su Il Messaggero, è in discussione l’ipotesi di includere un nuovo condono edilizio nella legge di Bilancio 2027. L’idea, già tentata in passato, sarebbe quella di utilizzare una sanatoria edilizia per generare gettito statale. Ad oggi, nessuna nuova sanatoria è già decisa per il 2027, ma il tema è sul tavolo della discussione politica. Come ha titolato Il Messaggero, "Il condono edilizio prova a rientrare dalla porta della manovra."
Fonti
- Ingenio: Primo condono edilizio: cosa serve per la sanatoria? Il parere paesaggistico è decisivo
- Ingenio: Condono edilizio senza parere paesaggistico: illegittimo, ma non inefficace dopo 25 anni
- Il Messaggero: Sanatoria edilizia, il condono torna tra le ipotesi per la manovra: dagli abusi minori alla riapertura della finestra del 2003