Il 25 ottobre 2026 i brasiliani torneranno alle urne per scegliere il prossimo presidente della Repubblica, in un ballottaggio che vede contrapposti il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro. La sfida si inserisce in un contesto internazionale segnato da una serie di appuntamenti elettorali di rilievo: il 24 ottobre si è votato in Israele, mentre a inizio novembre sono in programma le mid-term americane. A seguire, il ciclo elettorale europeo prenderà il via con il voto in Spagna a fine novembre 2026 e si concluderà in Italia nella primavera del 2027. Sullo sfondo resta l'Argentina, dove le elezioni sono previste per l'ottobre 2027.
Secondo quanto riportato dall'HuffPost, il primo turno delle presidenziali brasiliane ha restituito un quadro particolarmente equilibrato: Flávio Bolsonaro ha chiuso in vantaggio con il 47% dei voti, mentre Lula si è attestato al 45%. L'ultima rilevazione Datafolha prima del ballottaggio fotografa una situazione di parità assoluta, con entrambi i candidati accreditati del 50% dei voti validi.
La consultazione brasiliana assume un rilievo che va oltre i confini nazionali. Come sottolinea il Financial Times, il voto rappresenta un banco di prova per la tenuta degli equilibri internazionali tra Stati Uniti, Cina ed Europa, in un momento in cui il multilateralismo appare sotto pressione. Sul piano interno, il confronto tra Lula e Bolsonaro riflette due visioni economiche distinte: il presidente uscente punta sulla continuità e sull'ampliamento della protezione sociale, mentre il suo sfidante propone un'agenda liberal-conservatrice orientata verso un aggiustamento rapido dei conti pubblici.
La sfida si estende anche al campo ambientale. Lula ha fissato l'obiettivo di azzerare la deforestazione entro il 2030, mentre Bolsonaro ha dichiarato l'intenzione di fermare il disboscamento illegale entro il 2029, pur prevedendo un alleggerimento dei vincoli per agricoltura e infrastrutture. Le differenze emergono anche sul piano fiscale e istituzionale: Bolsonaro propone il taglio di ministeri, la riduzione delle imposte e un programma di privatizzazioni, mentre Lula difende l'impianto sociale sviluppato durante il suo mandato.
In caso di vittoria di Bolsonaro, osserva Askanews, si consoliderebbe un asse conservatore in America Latina, con un rapporto privilegiato con Washington e un possibile ridimensionamento del ruolo del Brasile nei Brics. Al contrario, un successo di Lula confermerebbe il Brasile come cuneo progressista nel contesto conservatore americano, rafforzando l'autonomia strategica di Brasília.
Come ha osservato l'ex ambasciatore Giovanni Castellaneta su HuffPost, il voto brasiliano si inserisce in uno scenario internazionale in cui diverse democrazie sono chiamate a confrontarsi con una crescente polarizzazione politica. "Insomma, tra un anno potremmo trovarci un mondo con il volto radicalmente diverso", ha scritto Castellaneta, sottolineando come le elezioni in Brasile, insieme agli altri appuntamenti elettorali in programma, possano contribuire a ridefinire gli equilibri globali.