Il Brasile torna oggi alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, a quattro anni di distanza dal voto che nel 2022 aveva visto il testa a testa tra l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva e l’ex presidente Jair Bolsonaro. Le votazioni rappresentano uno dei momenti più attesi della politica brasiliana degli ultimi anni e potrebbero delineare il futuro istituzionale del Paese in una fase caratterizzata da profonde divisioni politiche e sociali.

Il Tribunale superiore elettorale ha registrato dodici candidati per la corsa alla presidenza, mentre due candidature sono state respinte. Tra i principali sfidanti figurano il presidente uscente Lula, candidato del PT (Partido dos Trabalhadores) insieme al vicepresidente Geraldo Alckmin, e Flávio Bolsonaro, candidato del PL (Partido Liberal) insieme ad Alfredo Gaspar.

Oltre ai due principali contendenti, la competizione vede la partecipazione di figure provenienti da diverse aree politiche del Paese, tra cui Ronaldo Caiado, Romeu Zema, Augusto Cury, Renan Santos, Samara Martins, Hertz Dias, Edmilson Costa, Rui Costa Pimenta, Clariana Barão e Wilson Grassi.

L’appuntamento elettorale non riguarda soltanto la presidenza. Nella stessa giornata gli elettori brasiliani sono chiamati a rinnovare anche la Camera dei deputati, un terzo del Senato, i governatori e le assemblee legislative statali. Qualora nessun candidato alla presidenza ottenesse la maggioranza assoluta dei voti validi, è previsto un secondo turno il 25 ottobre 2026.

Il duello Lula - Flávio Bolsonaro

Il confronto tra Lula e Flávio Bolsonaro rappresenta l’elemento centrale della campagna elettorale. Il presidente uscente punta su una coalizione ampia che riunisce partiti progressisti e una parte del centrosinistra, proponendo un programma orientato al rafforzamento delle politiche sociali, alla riduzione della povertà e della disoccupazione e a una maggiore autonomia nella politica estera.

Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, si presenta invece come candidato del principale partito della destra brasiliana. La sua campagna elettorale è stata costruita intorno ai temi della sicurezza, della riduzione del peso dello Stato, delle liberalizzazioni e della difesa dei valori conservatori. Nonostante l’assenza di una coalizione ampia, Flávio Bolsonaro può contare sull’apparato bolsonarista costruito negli anni dal padre.

La sfida nei sondaggi

Secondo i sondaggi pubblicati a fine settembre, il primo turno appare ancora aperto. La rilevazione Meio/Ideia attribuisce a Lula il 39,4% delle intenzioni di voto, contro il 38,4% di Flávio Bolsonaro. L’indagine AtlasIntel/Bloomberg mostra invece una distanza più ampia, con il presidente uscente al 45,3% e il principale sfidante al 42,2%.

Tra gli altri candidati, Augusto Cury risulta il più accreditato tra quelli al di fuori dei due principali schieramenti, con il 6,7% secondo Meio/Ideia. Renan Santos e Ronaldo Caiado si attestano intorno al 4,5%, mentre Romeu Zema è al 3,5%.

Anche l’eventuale ballottaggio appare estremamente equilibrato. Nei sondaggi Meio/Ideia Lula sarebbe leggermente avanti con il 48,5% contro il 48% di Flávio Bolsonaro, mentre AtlasIntel/Bloomberg assegna al presidente uscente il 47,6% e allo sfidante il 47,7%, una differenza inferiore al margine di errore statistico.

Il voto dei brasiliani all’estero

Per queste elezioni sono 918.876 i brasiliani residenti all’estero iscritti alle liste elettorali, pari a poco più dello 0,5% degli elettori totali, che ammontano a circa 158,7 milioni. Si tratta di un numero limitato rispetto alla popolazione votante complessiva, ma in forte crescita: dal 2010 è aumentato del 358%, mentre rispetto alle elezioni del 2022 l’incremento è del 31,82%.

La maggior parte dei cittadini brasiliani registrati fuori dal Paese vive negli Stati Uniti (28,89%), in Portogallo (14,67%) e in Giappone (9,62%).

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