Armi nascoste tra il fieno e i cavalli, formaggi da oltre 3mila chili sottratti ai controlli e un’operazione che punta a ricostruire i legami tra i clan Costa e Mancuso. È il quadro emerso dall’inchiesta coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, che ha portato a 12 misure cautelari nei confronti di presunti affiliati al clan Costa-Filippone di Melicucco, nel Reggino.
Sette persone sono finite in carcere e cinque ai domiciliari. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso all’estorsione aggravata, dalla violenza privata aggravata alla detenzione illegale di armi, fino alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Le intercettazioni ricostruiscono i momenti di maggiore tensione all’interno del clan. Rosario Costa, detto “Angelo”, chiede al figlio Salvatore se durante una perquisizione siano state spostate “quelle cose”. Il riferimento, secondo gli investigatori, sarebbe alle armi della cosca.
Le perquisizioni dei Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro avevano già fatto emergere come le armi venissero nascoste nei luoghi più impensabili: nel box dei cavalli, tra il fieno, negli uliveti. In un’altra conversazione, Salvatore Costa racconta al padre di aver cercato di rimuovere le armi durante una precedente perquisizione: “Così io vado nei box e me la caccio, poi invece sono arrivati là...”.
Il timore era costante. Salvatore Costa ricorda un episodio passato, quando un fucile era stato nascosto dentro una balla di fieno. Ogni volta che i Carabinieri la toccavano, racconta, lui “impietriva”.
Ma nell’inchiesta non ci sono solo le armi. C’è anche un carico di prodotti caseari: oltre 3mila chili di formaggi che, secondo gli investigatori, sarebbero stati sottratti alle procedure di distruzione concordando un pagamento.
Nel marzo 2023 un’ispezione aveva portato al sequestro di 3.500 chili di latticini per la mancanza della documentazione sulla provenienza. Il provvedimento era stato emesso dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asp. Secondo la ricostruzione della Procura, Angelo Costa avrebbe quindi attivato un accordo corruttivo con Michele Salvatore Piperno, impiegato amministrativo dell’Asp, per “restituire” il formaggio anziché distruggerlo.
Il pagamento, secondo gli investigatori, doveva essere di un euro al chilo. A fare da intermediario sarebbe stato Dario Varamo, detto “U’ Piscialettu”. In una conversazione intercettata, il figlio di Costa, Salvatore, chiede: “Tanto lo vuole pagato... Quanto vuole?... Un euro al chilo...”. E Varamo risponde: “Va bene... la metà è sua...”.
Il blitz dei Carabinieri scatta il 5 aprile 2023. Mentre i militari si presentano per il prelievo dei prodotti destinati alla distruzione, all’interno del caseificio sarebbero già in corso le manovre per mettere da parte la merce che non doveva finire nei cassoni. Una parte dei formaggi viene nascosta in una vettura parcheggiata davanti all’edificio, mentre un’altra viene caricata su un camion.
Per evitare che i prodotti si deteriorassero, i membri dell’organizzazione avrebbero addirittura riempito gli stampi con bottiglie d’acqua congelate. Durante il trasporto, poi, avrebbero cercato di distrarre i Carabinieri, raccontando che il camion stava trasportando un carico di prodotti “scaduti”.
Secondo gli investigatori, l’episodio confermerebbe la capacità del clan di infiltrarsi anche in ambiti istituzionali per tutelare i propri interessi economici.
L’operazione della DDA di Reggio Calabria continua a fare luce sui presunti legami tra i Costa e le principali cosche del territorio, compresi i Mancuso. Intanto, tra intercettazioni e sequestri, emerge una criminalità che, oltre alle armi, avrebbe cercato di controllare anche il mercato alimentare.
Fonti
- Corriere della Calabria: Il clan Costa un «sodalizio mafioso armato». Pistole nei box dei cavalli, fucili nel fieno e armi negli ulivi
- LaC News24: L’ossessione della ’ndrangheta per le mozzarelle: il blitz dei Nas, la bustarella al bar e il formaggio "resuscitato" · LaC News24
- Italpress: Associazione a delinquere, estorsione e spaccio, 12 arresti nel Reggino