Il movimento “17 ottobre” segna un salto organizzativo in quello che Lombardi definisce il “coordinamento digitale della protesta”. Se un tempo gli apparati di sicurezza potevano monitorare i centri sociali o le sedi dei movimenti per prevenire le manifestazioni, oggi la dimensione fisica è stata sostituita dalle piattaforme digitali. Le comunicazioni criptate, i gruppi migranti tra app e la frammentazione dei canali rendono più complesso anticipare e neutralizzare le mobilitazioni. Analoghe dinamiche sono state osservate anche in Italia e in Francia, a dimostrazione di un fenomeno che sta evolvendo in tutto il conflitto sociale europeo. Le vulnerabilità delle democrazie, esposte a polarizzazione e instabilità, possono diventare il terreno di una guerra cognitiva in cui il vero obiettivo è l’opinione pubblica.

La nascita del movimento “17 ottobre” ha trasformato diverse città in scenari blindati, con allerta delle ambasciate, chiusure delle stazioni e presidi delle forze dell’ordine. Una trasformazione organizzativa della protesta che, secondo Lombardi, non è solo frutto di strumenti digitali più accessibili ma di un contesto internazionale in cui le tensioni tra Russia e Nato stanno rendendo le vulnerabilità delle democrazie europee terreno di una guerra cognitiva. Il vero target di questa guerra è l’opinione pubblica, esposta a polarizzazione e instabilità, mentre la violenza di piazza diventa uno strumento di destabilizzazione. Questo non significa, avverte Lombardi, che ogni manifestazione debba essere automaticamente ricondotta a una regia occulta, ma che la capacità di sfruttare le debolezze interne dei sistemi democratici è diventata una leva strategica delle nuove forme di conflitto.

Il vero salto organizzativo del movimento “17 ottobre” sta quindi nella capacità di anticipare la violenza, intervenendo prima che la protesta si manifesti in piazza. Le manifestazioni non nascono più nelle sedi fisiche, ma si preparano nelle chat, si coordinano su piattaforme digitali e si spostano rapidamente da un’app all’altra per sfuggire ai controlli. Da Telegram a Session, fino a Signal e ai codici QR, la struttura della protesta è diventata fluida, rendendo più difficile per le forze dell’ordine agire preventivamente. Questo cambiamento richiede un approccio diverso, capace di monitorare i segnali digitali e di comprendere una dinamica che non è più solo fisica ma soprattutto virtuale.

Il movimento “17 ottobre” ha un obiettivo organizzativo, non solo ideologico. La chat Telegram utilizzata per coordinare la manifestazione, che contava 2.627 iscritti, è stata strutturata come una vera e propria rete operativa, con una chat generale, spazi di discussione e stanze dedicate alle singole città, come Roma, Bologna, Milano e Padova. In queste stanze circolano regole comuni e informazioni di sicurezza, mentre Telegram viene utilizzato per comunicare i punti di ritrovo all’ultimo momento. Questo cambiamento rappresenta una sfida significativa per le forze dell’ordine, che devono affrontare una protesta che si organizza e si sposta nello spazio digitale, richiedendo strategie diverse da quelle tradizionali. Non si tratta più di monitorare una piazza, ma di comprendere una rete che si costruisce e si coordina online.

Negli ultimi anni, le forze dell’ordine hanno dovuto affrontare un cambiamento significativo nel modo in cui si organizzano le manifestazioni. Se un tempo il presidio dei centri sociali o delle sedi dei movimenti consentiva di anticipare le proteste, oggi gran parte della pianificazione avviene online. La chat Telegram del movimento “17 ottobre”, che conta 2.627 iscritti, ha una struttura articolata: accanto alla chat generale, esistono spazi di discussione e stanze dedicate alle singole città, come Roma, Bologna, Milano e Padova. Qui vengono condivise regole comuni e informazioni pratiche, mentre Telegram viene utilizzato per comunicare i punti di ritrovo all’ultimo momento. Questo rende più difficile intervenire preventivamente, poiché il coordinamento avviene in tempo reale e i partecipanti possono spostarsi rapidamente tra diverse piattaforme.

Quando il sistema di comunicazione digitale viene compromesso, il movimento “17 ottobre” adotta una strategia di migrazione tra piattaforme. Il passaggio da Telegram a Session, seguito da Signal, rappresenta una risposta all’intercettazione delle chat. La struttura organizzativa si rafforza attraverso l’uso di codici QR per rimandare alle chat aggiornate e, in alcuni casi, attraverso comunicazioni dirette sul posto. Lombardi ipotizza anche una possibile reazione tecnica, come il “jamming”, un’interferenza sulle comunicazioni che potrebbe costringere il coordinamento a tornare a modalità più tradizionali, come i megafoni in piazza. Tuttavia, questa ipotesi presenta complessità normative e richiederebbe allo Stato di intervenire in un ambito sensibile.

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